A giugno 2019, Nerina Cocchi participa a The Arctic Circle Residency, una residenza di due settimane nell'arcipelago delle Svalbard. Durante la navigazione, Nerina si confronta ai racconti delle veliste Ellen MacArthur, Dee Caffari, Sally Poncet e Mary Chipman Lawrence, all'idea di lingua madre della scrittrice Ursula Le Guin, per affrontare la questione della legittimità del racconto al femminile. Laddove il racconto di avventura è spesso fatto da uomini - e quindi la parola maschile diventa implicitamente sinonimo di parola oggettivà -, cosa succede se a raccontare è un'altra voce? Se il racconto diventa quello della propria esperienza, come verità soggettiva invece che come verità assoluta?

Questo progetto si sviluppa su tre assi.

Vincitrice della Borsa Claude Etienne, programma di accompagnamento ai giovani autori della Federazione Wallonie-Bruxelles portato dal Rideau de Bruxelles e dal Centre des Ecritures Dramatiques, Nerina scrive un testo teatrale per tre giovani attrici. Dando spazio alle sue voci interne, gioca con la demultiplicazioni dei ruoli e con i microspostamenti relazionali del cambiamento: in scena tre sorelle, l'equipaggio e le persone con cui sono nate amicizie tra i ghiacci, che, un giorno dopo l'altro, avanzano sempre più verso Nord e riscoprono parti di loro stesse. Che ruolo ha il lutto nella definizione di chi siamo? Nerina mette così in scena, e a nudo, i dubbi e le fragilità del vivere, ma anche l'umorismo e il coraggio necessario ad esser se' stessi.

Una prima bozza del testo è stato letto da Julia Le Faou, Alice Mottoul e Paola Pisciottano al RRRR Festival del Rideau de Bruxelles a settembre 2019. Nerina prevede due tempi di riscrittura a marzo-aprile e luglio 2020.

Un secondo asse di lavoro è il monologo Mother Tongue. Con Nerina sul palco, Grace Phelan alla regia e Martina Barjacoba alla direzione del movimento, questo solo sviluppa la parole trilingue (inglese-francese-italiano) che Nerina riconosce come lingua "sua". Portando in scena testi scritti prima, durante e dopo il viaggio in Artico, questo lavoro esplora lo spazio tra le lingue come territorio di esplorazione dell'identità.

La prima avrà luogo il 1, 2 e 3 maggio 2020 a New York all'International One Woman Show Festival del WOW Cafe Theater.

Il terzo asse di sviluppo del lavoro è la creazione video, in collaborazione con Daniel Pinheiro. Già prima della partenza, Nerina raccoglie materiale giocando con ciò che è legittimo (o meno) filmare. In Artico realizza poi numerosi filmati di paesaggi e gesti quotidiani, così come filmati di quello che per lei sono la fame, il sonno e la messa in relazione. Adesso, per Daniel e Nerina, il montaggio è uno spazio di lavoro per esplorare questo materiale, per capire cosa racconta. Come forme che giocano con le proporzioni del video sul palco potrebbero strutturare drammaturgicamente le due forme teatrali qua sopra. Più precisamente, l'idea è di giocare con delle scatole magiche per integrare il video a pari livello di presenza che il corpo dell'interprete. Inoltre, c'è il desiderio più a lungo termine di realizzare un oggetto video alla frontiera tra documentario e video-art, un lavoro sul rendere apparente la magia nascosta nelle piccole cose del quotidiano. 

Daniel e Nerina saranno in residenza a Mariemont, al Centre des Ecritures Dramatiques Wallonie-Bruxelles, dal 19 al 31 maggio 2020.